Il progetto

Dalla produzione al trasporto in Italia

Il tracciato in Tunisia

Il progetto prevede la realizzazione di un sistema integrato di generazione rinnovabile in aree desertiche della Tunisia, caratterizzate da elevate risorse solari ed eoliche.

La configurazione combina produzione fotovoltaica, eolica e sistemi di accumulo (BESS), per una capacità complessiva di circa 5 GW, con l’obiettivo di massimizzare la complementarità tra le diverse fonti e garantire un profilo di generazione stabile.

Da questi parchi, l’energia rinnovabile certificata sarà trasportata fino alla costa tunisina attraverso apposite linee elettriche di connessione, realizzate da Zhero in stretta collaborazione con STEG, prevedendo inoltre punti di distribuzione lungo il percorso per consentire l’immissione nella rete locale. Dalla costa, proseguirà il suo percorso nel Mar Mediterraneo tramite cavi sottomarini in corrente continua (HVDC), minimizzando le perdite per il trasporto su lunghe distanze.

Anche per merito dell’integrazione di sistemi di accumulo BESS, l’impianto garantirà un profilo di generazione semi-costante definito come “semi-baseload”, una soluzione rinnovabile difficilmente replicabile in Italia, o in Europa, che consentirà la decarbonizzazione del settore elettrico anche nelle ore “hard-to-abate”.

Dall'approdo italiano alla rete elettrica nazionale

Il tracciato in Italia

Il tracciato italiano dell’infrastruttura è in via di condivisione e definizione con i territori interessati e prevede un punto di approdo che sarà individuato nell’area del Golfo di Follonica, cavi interrati lungo la viabilità esistente per raggiungere una nuova stazione di conversione, un elettrodo marino funzionale alla sicurezza e all’affidabilità dell’interconnessione.

Le prime proposte progettuali individuano come zone di interesse i comuni limitrofi alla stazione elettrica di Terna di Suvereto, indicata dal gestore della Rete di Trasmissione Nazionale come punto di connessione. Una scelta motivata dalla capacità del nodo di Suvereto di ospitare la potenza dell’interconnessione, dalla sua posizione rispetto ai principali centri di consumo energetico e dalla necessità di evitare il sovraccarico delle reti del centro-sud del Paese, già congestionate per la concentrazione in quelle aree di impianti di produzione di energia rinnovabile.

Le prime ipotesi localizzative di approdo dei cavi marini, di stazione di conversione e di elettrodo, oltre ad esser state oggetto di analisi preliminari che hanno escluso la presenza di vincoli paesaggistici, archeologici e idrogeologici rilevanti, sono state preliminarmente esaminate da enti e istituzioni nazionali, regionali e locali competenti, a seguito di un percorso di Progettazione partecipata. Tali localizzazioni saranno oggetto di Consultazione Pubblica, lo strumento formale di partecipazione cittadina previsto dalla normativa vigente come parte del processo autorizzativo presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE).

Per maggiori informazioni sulle ipotesi localizzative, consultare la mappa interattiva o la Sintesi non tecnica.

Il tracciato marino

Il tracciato marino di TI-Link è stato definito sulla base di approfonditi studi geologici, ambientali e batimetrici e sarà ulteriormente affinato a seguito di successivi studi marini, svolti sotto la supervisione della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Subacqueo.

Per i circa 600 km di interconnessione nel Mar Mediterraneo, i cavi sottomarini saranno interrati fino a 1000 metri di profondità per garantire la protezione. In tratti più profondi, dove le interferenze con attività antropiche come pesca e ancoraggio sono trascurabili, verranno semplicemente adagiati sul fondale.

Per assicurare la minore incidenza possibile sull’ecosistema marino, saranno utilizzate tecniche come il jetting, per fondali sabbiosi, e il trenching meccanico o il rock dumping per fondali rocciosi o irregolari. In corrispondenza degli approdi, invece, il collegamento tra cavi marini e terrestri sarà eseguito tramite TOC – Trivellazione Orizzontale Controllata: una tecnica che evita scavi a cielo aperto sia in mare che sulla costa.

I cavi saranno inoltre realizzati con materiali isolanti avanzati, come carta impregnata o polietilene reticolato (XLPE), selezionati in funzione delle caratteristiche dei diversi tratti per rispondere ad esigenze di sicurezza, affidabilità e compatibilità ambientale. L’infrastruttura è stata progettata per una vita operativa di circa 40 anni.

di link sottomarino
0 km
di capacità di interconnessione
0 GW

Le tappe

Le tappe indicate sono stime preliminari che potranno subire variazioni in relazione all’avanzamento dell’iter autorizzativo.

I materiali

Sintesi non tecnica